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Bersani parte dal blog, Franceschini da YouTube
L’ultimo tentativo di rinviare il congresso del Partito democratico è stato respinto ieri mattina. “Il congresso si farà in autunno, come da statuto”, ha detto Dario Franceschini al termine della segreteria. E sarà un congresso vero, stavolta. Evidentemente gli argomenti di Sergio Chiamparino non hanno convinto il segretario, ormai deciso a correre per la riconferma. Lo ha annunciato già oggi, con un “evento molto veltroniano”. Guarda il video

Per le primarie Franceschini ha proposto alla sua segreteria il 25 ottobre, data simbolo dell’iconografia veltroniana, il giorno della grande manifestazione al Circo Massimo, a conclusione della meno fortunata petizione “Salva l’Italia” (che avrebbe dovuto raccogliere tre milioni di firme contro il governo e di cui non si è più saputo nulla). Le indiscrezioni sul desiderio di svincolarsi dall’abbraccio troppo stretto di Walter Veltroni, circolate in questi giorni attorno al segretario, non trovano molte conferme. La linea sembra piuttosto quella tracciata dall’endorsement veltroniano per Franceschini: la scelta congressuale come alternativa secca tra chi vuole “tornare indietro” e chi vuole “andare avanti”, ma anche tornare un po’ indietro, ritornando cioè allo “spirito originario” del Pd, o per essere più precisi allo “spirito del Lingotto” (da dove Veltroni tenne il suo primo discorso da candidato alle primarie del 2007).
Chiusa la campagna elettorale, si apre dunque la campagna congressuale. Il primo a muoversi è però lo sfidante, Pier Luigi Bersani, con un breve testo pubblicato sul suo sito internet – quasi a volersi togliere subito di dosso l’etichetta del passatista – in cui annuncia per il primo luglio la presentazione ufficiale della sua candidatura e della sua piattaforma. All’endorsement di Veltroni per Franceschini pubblicato su Facebook, Bersani risponde dunque con un breve testo pubblicato sul blog. Quasi un contrappunto, ma tutto “in levare”. La contrapposizione alla linea seguita sin qui da Veltroni e Franceschini è evidente; altrettanto evidente è però l’intenzione di non presentare la propria candidatura in chiave polemica. “Dobbiamo parlare dell’Italia, di noi e dell’Italia – scrive Bersani – delle idee che abbiamo per il nostro paese e di come farle vivere in un rapporto reale con i territori e con i cittadini”. Ma subito aggiunge: “Non ci sono scorciatoie né colpi di comunicazione risolutivi”. E ancora: “Di tutto questo dobbiamo discutere, e in nome di questo dobbiamo discutere anche di noi, cioè della nostra effettiva capacità di essere utili a un’Italia migliore”. Per essere utili, però, “non possiamo essere soli, ma dobbiamo impegnarci a costruire un campo di forze capace di indicare una nuova prospettiva”.
Basta corse solitarie, insomma. Serve invece “un nuovo campo di forze”. Anche dentro il Pd, si direbbe, a cominciare da quei giovani ai quali Bersani intende rivolgersi sin dalla sua prima iniziativa. Dirigenti e amministratori, una generazione “che è già in campo”, perché “non credo che dobbiamo inventarci una nuova generazione, né evocarla per simboli”. Ieri mattina, prima di dare il suo annuncio, Bersani ne ha parlato con Franceschini. Entrambi assicurano di volere un “confronto positivo per il partito”. Ma anche chiaro, su proposte e candidature alternative. E questa è la vera novità. Nota da mesi, eppure talmente nuova che qualcuno ancora stenta a crederci, sebbene sia ormai un dato di fatto, che attende solo di essere formalizzato.